Crocifisso di Giotto (Ognissanti)

    CROCIFISSO di GIOTTO.

    Prima del restauro

    Realizzato verso gli anni venti del Trecento, secondo la più recente e accreditata tesi specialistica, il dipinto rappresenta il “Christus patiens”, iconografia introdotta in Toscana da Giunta Pisano nel corso del XIII secolo, su influsso bizantino, ma qui riproposta nella versione di totale umanizzazione della figura: linguaggio moderno, carico di forte tensione emotiva ed evidente plasticismo, già riscontrabile nella Croce giovanile della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella che presenta, tra l’altro, la stessa particolarità dei vetri decorati inseriti nell’aureola del Cristo.

    Dopo il restauro

    Siamo di fronte ad un immagine di reale sofferenza che si materializza nelle pallide carni di un corpo vero, dove è leggibile la  scansione muscolare del torace sotto la pelle finissima; un corpo che  forza sulle braccia e che  quasi si stacca dal solido supporto blu lapislazzulo, mentre la testa cala dolcemente sulla spalla destra.

    La scena, drammaticamente reale, si impagina su uno sfondo dal sapore bizantino che mostra in alto, al centro, un  Dio Padre benedicente dall’espressione distaccata e nei quadrilobi laterali i due  “dolenti”, la Vergine e San Giovanni dai volti scavati nel dolore.

    Pennellate spesse, con forti ombre e accentuati chiaroscuri si alternano a esili linee che indicano i rapporti tra figure e spazio, in una morbida volumetria dalle stupefacenti scelte cromatiche.

     Grazie al complesso intervento conservativo, attuato con sofisticate metodologie non invasive che hanno rilevato la presenza di un disegno sotto la superficie pittorica, ben si comprende anche la tecnica artistica di esecuzione, dalle complicate fasi preparatorie.  Secondo i criteri canonici dell’epoca, tela di lino, gesso e colla  erano le basi su cui stendere, attraverso molteplici passaggi, i sottili strati pittorici a tempera ad uovo, per ottenere, inoltre, ricercati effetti nelle dorature a guazzo o a missione. La delicatezza dell’opera ha richiesto elaborate sperimentazioni per la pulitura e la reintegrazione delle campiture, fatta tramite la “selezione cromatica”, procedimento reversibile, limitato allo stretto indispensabile.

    Resta ancora parzialmente aperto il dibattito sul vero autore del Crocifisso la cui impostazione farebbe supporre anche la mano del principale collaboratore del Maestro, il cosiddetto “Parente di Giotto”;  l’alta qualità dell’opera confermerebbe, invece, la univoca paternità giottesca, sia pur con la presenza di aiutanti, come in tutta la produzione della sua maturità.

    Concluso il progetto di consolidamento della croce dipinta, si è cercata la soluzione che meglio coniugasse buone condizioni microclimatiche e giusta fruizione da parte del pubblico. La nuova collocazione è stata individuata nella cappella rialzata del transetto sinistro della chiesa di Ognissanti: una sistemazione che consente una corretta lettura dal basso, come quando originariamente si trovava sul tramezzo.

    E sarà il Settore di Climatologia e Conservazione dello stesso Opificio delle Pietre Dure a monitare costantemente la situazione ambientale, verificando che non vi siano variazioni lesive all’integrità del capolavoro di Giotto.

    Mila Lavorini

     

     

    restauri

    Comments are closed.