LA PORTA DELLA MANDORLA

    PORTA DELLA MANDORLA

    Dopo un restauro durato 10 anni, torna visibile la Porta della Mandorla della cattedrale Santa Maria del Fiore  di Firenze,  capolavoro di Nanni di Banco.  Il nome deriva dalla gotica aureola a forma di mandorla, simbolo di verginità, sorretta da angeli, al cui interno la Madonna Assunta porge la sacra cintola ad un incredulo San Tommaso, mentre nell’angolo inferiore destro, un misterioso orso s’arrampica ad un albero.

    Il portale, che si apre sul fianco settentrionale del Duomo, fu l’ultimo ad essere decorato e ben documenta l’evoluzione della scultura fiorentina tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. Si tratta di un frontespizio marmoreo in rilievo e intarsiato alto 18 metri, realizzato tra il 1391 e 1422 da artisti come Donatello, Giovanni Tedesco, Lorenzo d’Ambrogio, Niccolò di Pietro Lamberti, Bernardo Ciuffagni. Tra i nomi del  prestigioso team, spicca quello di Nanni di Banco, già noto all’epoca, per il talento innovatore dimostrato nell’esecuzione dei 2 Tabernacoli destinati alla chiesa fiorentina di Orsanmichele;  fu il più attivo, lavorando per quasi sette anni all’Assunzione, fino all’improvvisa morte avvenuta  nel 1421. Successivamente, i suoi collaboratori assemblarono in loco le undici sezioni della monumentale scena. Fu proprio la prematura scomparsa dell’artista a oscurare la fama dell’opera, erroneamente attribuita da Giorgio Vasari a Jacopo della Quercia. Tra gli autori che intervennero nell’esecuzione, si ipotizza anche la presenza del giovane Luca della Robbia per la forte rassomiglianza di alcuni degli angeli musicanti con i fanciulli che Luca eseguirà per la cantoria di Santa Maria del Fiore, oggi al Museo dell’Opera.

    La Porta della Mandorla fu realizzata in tre distinte campagne di lavori. La prima, diretta da Giovanni Tedesco dal 1391-97, riguardò  l’ornamentazione architettonica e decorativa esterna: gli stipiti interni ed esterni, con le figure di profeti adulti  e l’architrave con relative mensole.  Durante la seconda fase, tra il 1404 e il 1409, prese forma l’arco sovrastante la porta con le sue fasce in rilievo. La terza permise il completamento del capolavoro scultoreo, grazie al cospicuo intervento di Nanni di Banco.

    Un’impresa collettiva, nata da un profondo desiderio di celebrare la figura della Beata Vergine, nella cui realizzazione l’arte di Nanni raggiunge l’apice, creando una maestosa scultura, in formato triangolare, alta più di due metri, su una superficie che, ai punti massimi è larga quattro metri e alta cinque. Il rilievo, ancora gotico nello schema, esprime pienezza plastica e purezza di derivazione classica. Nella perfezione di forma e espressione sono preservati quei valori simbolici dell’arte sacra medievale, già in fase di mutamento, in direzione della  nuova corrente che investirà, di lì a poco, tutti i settori della società: il Rinascimento. Nella sua  peculiare classicità, la Porta della Mandorla pare essere il dono d’addio allo stile gotico.

    Il restauro, eseguito dall’Opera di Santa Maria del Fiore sotto la direzione  dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha interessato anche un’ampia porzione della facciata di circa 700 metri. La tecnica laser, utilizzata per il trattamento ha completamente rimosso lo strato di depositi atmosferici e gli strati di intonaco, aggiunti agli inizi del secolo scorso. E’ stato invece lasciata in alcune zone la sottile pellicola pittorica pigmentata con finissime ocre e nero carbone,  apposta originariamente sulla superficie in marmo, che può esercitare un’azione protettiva contro l’erosione ambientale. Le piccole modulazioni cromatiche e di luminosità che si osservano oggi sull’opera sono la traccia tangibile del suo vissuto: la loro eliminazione avrebbe danneggiato il timpano, portando la superficie a un candore che, in realtà,  non ha mai avuto.Mila Lavorini 

     

     

     

     

     

     

     

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