Tabernacolo dei Linaioli

TABERNACOLO DEI LINAIOLI.

È la quattrocentesca sala della Biblioteca del Museo San Marco ad accogliere il Tabernacolo, realizzato nella prima metà del XV secolo, dal Beato Angelico, su richiesta della potente corporazione fiorentina dei Linaioli e Rigattieri.

Beato Angelico, Linaioli Tabernacle

Il restauro, condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha ridato nitidezza, trasparenza e luminosità alla delicata superficie pittorica, assicurando la duratura conservazione dell’opera, unica grande commissione pubblica pervenuta da ambito laico, all’artista quattrocentesco.

Nel 1432,Lorenzo Ghiberti fu invitato a eseguire il disegno del tabernacolo marmoreo che tuttora ospita la tavola, dipinta l’anno successivo dall’Angelico,  suddivisa a sua volta in una pala centrale, due ante laterali e la predella: una composizione complessa dove contenitore e contenuto dialogano alla pari in una monumentalità plasticamente espressiva.

Le raffinate tecniche esecutive e l’eleganza decorativa raggiungono l’apice nel gruppo centrale della Madonna col Bambino, seduta su un cuscino, con una cortina in oro alle spalle, sul cui  sfondo si apre il cielo, dove compare la colomba dello Spirito Santo, mentre nella profonda imbotte della cornice lignea sono raffigurati dodici angeli musicanti di intensa spiritualità.

Anche a tabernacolo chiuso, è possibile godere appieno dello squisito lavoro, poiché le due ante laterali sono dipinte da entrambi i lati: su quelle interne, sono rappresentati, su fondo oro, San Giovanni Battista, protettore di Firenze e San Marco che, come patrono dell’Arte dei Linaioli, ricompare anche sulle ante esterne, in compagnia di San Pietro.

La raffigurazione era completata da una predella, la cui struttura è andata perduta; si sono comunque salvate le tre scene con La Predica di san Pietro alla presenza di San Marco, L’Adorazione dei Magi e il Miracolo del corpo di San Marco.

Una straordinaria qualità pittorica arricchita dai preziosi materiali impiegati come  lapislazzuli per l’azzurro, cinabro e lacca per i rossi, oltre alla lavorazione della foglia oro usata come vero e proprio colore: è quanto emerso dalle indagini diagnostiche effettuate dai restauratori che sono attentamente intervenuti per risolvere le numerose problematiche che si erano presentate in fase di controllo. I fenomeni di degrado riguardavano sia la parte strutturale, con profonde ed estese fratture nella pala, sia la superficie pittorica che, eseguita attraverso leggerissime stesure di colore, si era assottigliata, fin quasi a scomparire.

Oltre ai segni del tempo, il tabernacolo aveva subito anche uno smembramento, alla fine del ‘700, dopo la soppressione delle Arti e delle relative sedi, con il trasferimento prima alla Galleria degli uffizi e poi al Museo di san Marco, dove era stato ricomposto. E proprio nel convento domenicano, dove l’autore visse e lavorò, affrescandone le celle, si è creato un apposito allestimento, dotato di postazioni multimediali, che consente una visione ravvicinata all’opera, svelandone dettagli, vicissitudini e fasi del restauro. Accanto all’esplorazione virtuale, sono presenti preziosi documenti cartacei e figurativi, in prestito da vari Musei di Firenze, tra cui il Bargello e gli Uffizi.

Mila Lavorini

 

 

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